SPECIALE - Il taglio dei boschi in Val Baganza


Questa panoramica è stata scattata dalla pianura nei pressi di Gaione da dove è già possibile osservare gli effetti dei tagli intensivi sul M. Sporno e sul M. Montagnana come evidenziano gli ingrandimenti sottostanti.


L’ingrandimento del M. Sporno. I tagli recenti sono stati evidenziati in giallo.


Il M. Montagnana, visto dalla pianura con i tagli recenti evidenziati in giallo; in rosso sono stati evidenziati i tagli alle pendici del M. Sporno (a sinistra nei pressi di Ronzano) e del M. Bosso (a destra nei pressi di Marzolara).

Questa relazione ha lo scopo di documentare gli effetti delle attività di taglio dei boschi in Val Baganza ed è stata realizzata con la collaborazione di diverse associazioni che hanno come obiettivo la tutela delle risorse economiche e paesaggistiche del nostro territorio.
Questo documento è stato redatto nella consapevolezza che l’attività di taglio dei boschi rappresenta una importante risorsa economica per gli abitanti delle nostre montagna e non intende in alcun modo contrastarne il corretto sfruttamento. Vuole solo attrarre l’attenzione su una pratica che se malamente applicata causa un rapido depauperamento del valore economico delle nostre foreste e un impoverimento del paesaggio inteso non solo come risorsa economica ma anche come un fattore di miglioramento della qualità della vita dell’intera comunità senza peraltro dimenticare che tagli troppo intensivi sono il principale fattore del dissesto idrogeologico in un territorio ad alto rischio come la Val Baganza.
Negli ultimi anni è iniziato uno sfruttamento delle risorse boschive a ritmi che vanno ben al di la della fisiologica rotazione dei boschi cedui e che, se si continuerà con questo passo, porterà nei prossimi anni ad una completa spogliazione della superficie forestale. I tagli vengono effettuati in qualsiasi contesto: nelle aree tutelate come risorse paesaggistiche (vedi Salti del Diavolo e Monte Sporno), su pendii molto ripidi aumentando quindi il rischio idrogeologico (vedi Monte Scaletta ), non si fa alcuna distinzione tra boschi cedui e boschi ad alto fusto mettendo quindi a rischio la loro stessa rinnovabilità.
L’attività di taglio è esercitata solo in minima parte dalla popolazione locale per far fronte alle proprie necessità mentre, nella maggior parte dei casi, viene eseguita da aziende esterne che, acquistando per pochi soldi il diritto di sfruttamento, effettuano i tagli senza prestare troppa attenzione alla rinnovabilità del bosco. È quindi in atto una sorta di svendita del nostro territorio che a fronte di ricavi risibili (il diritto di taglio viene pagato intorno agli 80–90 centesimi il quintale) ne ottiene soltanto il suo impoverimento.
L’auspicio è che le istituzioni (regione, provincia, comuni, comunità montane, Corpo Forestale, Sovrintendenza ai beni culturali) sappiano svolgere, nel rispetto delle leggi vigenti, una adeguata opera di vigilanza, controllo e pianificazione delle attività di sfruttamento delle nostre foreste garantendo:
Non si vuole quindi impedire lo sfruttamento delle risorse forestali bensì, nel rispetto della normativa vigente, un loro corretto e proficuo utilizzo al fine di preservarne il potenziale economico unitamente alla salvaguardia e alla tutela del nostro territorio patrimonio comune e fonte di ricchezza per l’intera comunità.
  1. Sintesi delle principali norme relative al taglio dei boschi a norma di legge di Marco Cazzaniga
  2. Prescrizioni di massima e di polizia forestale
  3. Decreto legislatico N. 42 del 22/01/2004 relativo alla tutela del paesaggio e dei beni artistici.